Giuseppe Rossi dice addio al calcio con il “Pepito Day”, un evento speciale che sarà trasmesso in diretta gratuita su Dazn sabato 22 marzo alle 18. La location scelta per questa giornata emozionante è lo Stadio Artemio Franchi di Firenze, un luogo che ha accompagnato Rossi in molti dei momenti più significativi della sua straordinaria carriera.
Per onorarlo, saranno presenti grandi campioni del passato come Batistuta, Toldo, Toni e Cassano, oltre a Grosso, De Rossi, Mario Gomez e tanti altri. A rendere l’evento ancora più speciale, ci saranno anche due leggendari allenatori: Claudio Ranieri e Sir Alex Ferguson.
“La giornata sarà ricca di sorprese e culminerà con una partita amichevole insieme ad ex compagni e allenatori. Sarà un vero tributo a Firenze e ai suoi tifosi. Ho scelto Firenze perché è la mia seconda casa“, ha dichiarato Rossi.
La figura fondamentale di papà Rossi
Per Giuseppe Rossi, il padre è sempre stato una figura fondamentale, un punto di riferimento che lo ha guidato e ispirato fin dai primi passi nel mondo del calcio.
“I miei primi ricordi di lui sono legati alle partite nel giardino della nostra casa di Clifton, nel New Jersey, dove i miei genitori si erano trasferiti dall’Abruzzo. Quando avevo due anni, papà tornava dal lavoro e sistemava dei conetti che io dovevo dribblare. Tutto quello che sono oggi lo devo a lui.”
A soli 12 anni, Rossi lasciò gli Stati Uniti per trasferirsi a Parma, un passo coraggioso che suo padre decise di compiere insieme a lui. “Papà lasciò tutto per venire con me. Non parlavo bene l’italiano, i compagni a scuola non erano molto accoglienti, mi sentivo solo e piangevo spesso. Dopo un mese e mezzo, mamma venne a trovarci e ricordo ancora la forza di quell’abbraccio. Cercavo di nascondere le difficoltà a papà, ma lui capì subito. Mi confessò più tardi che aveva tenuto le valigie pronte per un mese, pronto a tornare in America, ma che mi avrebbe voluto bene lo stesso.”
Nel 2009, la notizia tragica: suo padre si ammalò di tumore. “Ricordo il giorno in cui mamma mi chiamò per dirmelo: crollai a terra. Era l’inizio di febbraio quando tornai negli Stati Uniti per salutarlo. Dopo qualche settimana se ne andò. Era il mio eroe.”
Nonostante il dolore, Rossi riuscì a superare questo momento difficile, regalando al calcio una stagione straordinaria al Villarreal, segnando 35 gol in un anno. “Volevo spaccare tutto per realizzare il suo sogno“, ammette.
Gli infortuni
La carriera di Giuseppe Rossi, che ha visto l’attaccante brillare al Manchester United, alla Fiorentina e al Villarreal con 132 gol complessivi, è stata segnata anche da numerosi infortuni gravi:
- ottobre 2011: durante la partita Real Madrid-Villarreal, rottura del legamento crociato.
- aprile 2012: un altro infortunio in allenamento, questa volta una lesione al legamento crociato anteriore già compromesso in precedenza.
- ottobre 2012: intervento chirurgico per un nuovo problema allo stesso ginocchio.
- gennaio 2014: mentre giocava con la Fiorentina contro il Livorno, rottura del crociato.
- aprile 2017: con il Celta Vigo, rottura del legamento cruciato del ginocchio sinistro.
Nonostante queste difficoltà fisiche, Rossi non ha mai mollato. “Psicologicamente è difficile, questi infortuni ti portano via un anno intero e nella mia carriera ne ho affrontati cinque. Devi continuare a credere nel sogno e che tutto è ancora possibile. Ma il dolore è grande, così come la solitudine. Il calcio è un mondo spietato: un giorno sei il più amato, il giorno dopo non conta più nulla.” La sua determinazione e la sua storia lo rendono un esempio di forza e tenacia, un vero campione, dentro e fuori dal campo.